Sindrome dell'ovaio policistico e sterilità ovulatoria.

Rubrica pubblicata il 4 Ottobre 2014 sul portale di informazioni: "La voce del Lazio".


Oggi parliamo con il dott. Giovanni Puglia ginecologo e ostetrico, che si occupa di fisiopatologia della riproduzione presso il centro di fisiopatologia della riproduzione della casa di cura Villa Salaria, consulente presso la Salus, della sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) e della sterilità ovulatoria che ne consegue.

Quanto è diffusa la sindrome dell'ovaio policistico?



La sindrome dell'ovaio policistico è una malattia molto diffusa, per circa il 15% delle donne in genere e per il 30% delle donne che affluiscono in un laboratorio per la cura della sterilità di coppia. Queste pazienti sono spesso affette da ovulazione cronica e molto spesso è necessaria l'induzione dell'ovulazione. Nonostante le percentuali di successo dell'induzione dell'ovulazione siano elevate, le percentuali di gravidanza sono ridotte rispetto alle altre patologie che determinano anovularietà.

Come si fa la diagnosi clinica della sindrome dell'ovaio policistico?



Mediante la ricerca dei seguenti sintomi: oligomenorrea (ricorrenza delle mestruazioni a intervalli di tempo superiori ai 35 gg ma inferiori ai 3 mesi), Policistosi ovarica eco graficamente accertata, irsutismo o iperandrogenismo, acne, alopecia androgenica, inversione del rapporto FSH, LH 2 o 3 giorno del ciclo.

Qual è il reperto ecografico?



Le ovaie sono policistiche con molti piccoli follicoli spessi sulla superficie e sulla corticale dell' ovaio.

Quali sono i sintomi principali?



Per il 66 % dei casi anomalie del ciclo mestruale, obesità nel 40% dei casi, aumento dei peli superflui nel 70% dei casi, alterati livelli ormonali nel 50% dei casi, ridotta tolleranza al glucosio, diabete mellito di tipo II e patologie vascolari.

Che terapia fare?



Il clomifene citrato è il farmaco di prima scelta, ha un'azione antiestrogena legandosi ai ricettori ipotalamici aumentando quindi FSH e LH. Le gonadotropine di estrazione urinaria e ricombinanti sembrano essere il protocollo migliore per l'induzione e crescita monofollicolari. Le terapie metaboliche con sostanze in grado di abbassare i livelli circolanti di insulina come la metformina sono utili in alcuni casi. Il mionositolo è utile in quelle donne che hanno una resistenza all'insulina per un difetto del ricettore per l'insulina, perché aumenta la biodisponibilità del ricettore, migliorando il ritmo del ciclo mestruale.

Ulteriori Informazioni

Per qualsiasi chiarimento a riguardo dei problemi di sterilità, fertilità, infertilità maschile e infertilità femminile contattate il Dott. Giovanni Puglia ginecologo e Aiuto Ospedaliero Fisiopatologo della Riproduzione. Il Dott. Giovanni Puglia risponderà a tutte le vostre domande relative alla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) alle tecniche quali FIVET, ICSI, Induzione e monitoraggio dell'ovulazione, ed alla fecondazione assistita.

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Dott. Giovanni Puglia

Medico Chirurgo
Specialista in Ginecologia Ostetricia
Aiuto Ospedaliero Fisiopatologo della Riproduzione

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